Nicola Lecca - La piramide del caffè


Mondadori
2013
pp. 233
€ 17



""Senti Imi, è stata proprio una giornataccia: abbiamo incassato pochissimo. Maledetta pioggia!"
"Andrew: faccio sempre ciò che mi viene chiesto, ma questi tramezzini, queste torte, i croissant, i panettoncini, la mousse al cioccolato e la crème caramel sono ancora buoni e fino a stanotte si possono mangiare senza problemi..."
"Senti ragazzino: non farmi perdere la pazienza. Prendi questa roba e buttala nella pattumiera: dopo vai a casa, ti fai una doccia e ti rilassi. Va bene?"
Imi rimane immobile: ricorda i suoi diciotto anni di orfanotrofio: la carne una volta alla settimana, il semolino con la marmellata, la pasta scotta condita con l'Ovomaltina (tanto per darle un po' di sapore). Si ricorda soprattutto di quando Ada neni faceva la torta e i bambini, con una pazienza da formichine, raccoglievano le briciole di impasto rimaste appiccicate alla tovaglia in plastica, e gareggiavano a procurarsi la buccia di mela e fare la gioia dei loro criceti.
Si ricorda anche delle rare volte in cui c'erano le polpette e tutti leccavano il piatto pur di non perdersi una sola goccia di quel sughetto finalmente buono!
E ora, come potrebbe buttare nella spazzatura tutto quel ben di dio?
Lui, che ha sofferto la fame: lui che ha vissuto in un luogo in cui il cibo è sempre stato considerato sacro.
No! Non può farlo.
Non ne avrebbe il coraggio.
E' troppo lontano da sé.
E' sbagliato.
E' altro."


Fortunatamente c'è ancora qualcuno che crede nelle favole, e soprattutto che le scrive, anche se magari non riesce a raccontarle come vorremmo.
L'ultima fatica di Nicola Lecca è infatti una favola moderna, che fa sorridere e commuovere per tutta la bontà che ci ha messo dentro, ma non riesce a tenere ferma l'attenzione sul racconto, o per lo meno non sempre...

Imi è un ragazzo ungherese che, dopo aver compiuto diciott'anni, durante un brutto giorno di pioggia, sceglie di lasciare il villaggio di Landor - l'orfanotrofio dove ha sempre vissuto - e coronare il suo sogno di andare a vivere a Londra.
E' entusiasta, non sta nella pelle. Per anni ha sognato questo momento, e ora non gli sembra vero poterlo vivere.

Imi trova lavoro in una caffetteria della catena Proper Coffee, rinomata compagnia a livello mondiale, e dopo qualche giorno di rodaggio impara a preparare un cappuccino favoloso, speciale, molto più buono di quello previsto dal Manuale del Barista, linea guida al quale ogni impiegato della Proper Coffee si deve attenere, senza mai sgarrare. Andrew e Victoria, i capi della caffetteria, non tardano a richiamare Imi, facendogli i complimenti per la sua bravura, ma consigliandogli di adeguarsi alle regole.
Ma al ragazzo sembra tutto così bello, tutto da scoprire, da ammirare, da gustare..e non si lascia certo influenzare dai cattivi pensieri del passato, né tantomeno da una strigliata ricevuta a lavoro.
E' troppo buono, ingenuo, genuino: vive le giornate col sorriso, convinto che niente potrà mai fargli tanto male quanto ciò che ha già provato sulla propria pelle negli anni passati...può solo trovare di meglio.
Ma, appunto, è giovane. E ingenuo.
Non sa cosa voglia dire vivere nella società di oggi, dove tutto è guadagno, fama, mostra di sé.
Non sa cosa significhi il denaro per una multinazionale, né immagina cosa la gente sia disposta a fare pur di scalare i gradini della popolarità.
Pensa che siano tutti buoni come Jordi, il suo collega spagnolo con il quale condivide ore di lavoro e passeggiate, come Morgan, il libraio iraniano prima cliente della caffetteria, poi amico inseparabile, o come Lynne, la sua padrona di casa sempre pronta a dispensare consigli positivi.
E invece si accorgerà che è proprio vero che non è tutto oro quello che luccica.
Un giorno, infatti, sarà costretto a fare i conti con la dura realtà, e quando davanti ad un'ingiustizia non riuscirà a comportarsi come quanto richiesto dal manuale, la sua vita prenderà una brutta piega. Farà una scelta che gli costerà cara, ma in suo aiuto accorrerà presto Morgan, che chiamerà in causa niente meno che Margaret Marshall, il premio Nobel per la letteratura.
La donna, ormai vecchia e restìa ai contatti col resto del mondo, si prenderà a cuore la storia di Imi regalandogli un finale inaspettato.

Le fiabe, per una come me, non saranno mai troppe. Mi mette sempre di buonumore scoprirne una appena scritta, mi fa pensare che nonostante le notizie che siamo costretti a sentire ogni giorno, ci sia sempre una  buona fetta di realtà che non viene mai intaccata, che crede ancora in qualcosa di semplice, puro, buono. Non fa mica male pensare queste cose, tutt'altro. Anzi, ringraziamo i libri che ci permettono di evadere dalla quotidianità e pensare che un mondo diverso sia possibile.
La penna di Lecca ha creato una favola contemporanea, in cui la purezza di un ragazzo ignaro di tutto - per cui felicità è uguale a poter ripulire una tovaglia dalle briciole di torta o poter allevare un criceto - si scontra con la sfrontatezza delle multinazionali, con la necessità di fare soldi lavorando a ritmi folli, con i rapporti umani ridotti a zero in favore di arrivismo, potere e guadagno. La gelida realtà dei giorni nostri, insomma, con la quale un ragazzo proveniente da un orfanotrofio non ha mai avuto a che fare e, anzi, se l'ha sempre immaginata grande, sfavillante, magica, perché così gli hanno raccontato, così ha letto, ed anche perché peggio di quello che ha trovato a Landor, pensa che non ci sia niente.
Un mondo che non si aspetta, al quale non era assolutamente preparato. Eppure, nel momento in cui capisce di dover reagire, lo fa con la propria testa, non si fa sottomettere alle logiche di mercato, alle regole di una realtà che non gli appartiene, e sfodera tutto ciò che ha imparato crescendo nella semplicità e nella solidarietà, caratteristiche di un luogo dove nessuno dei bambini era accecato da valori inutili, dove veniva insegnato che per esser felici bastava veramente poco. Dove la vita si viveva davvero, e non si osservava da dietro ad uno schermo.
Ecco, se ci fossero più Imi, il nostro sarebbe un mondo migliore.
Nicola Lecca ha uno stile particolare: molte frasi brevi, capitoli che durano una pagina o poco più, una scrittura ferma, rigida, che non permette divagazioni.
Eppure, a differenza de "Il corpo odiato" che avevo divorato qualche anno fa, ho fatto fatica a portare avanti questo romanzo, nonostante la storia non mi dispiacesse affatto.
E' che ho trovato la narrazione molto lenta, e onestamente, se fosse stato per me, avrei tagliato diverse parti superflue che appesantivano lo scorrimento della lettura.
Consigliato a chi ama le favole e sopporta i ritmi lenti e cadenzati, a chi cerca del positivo in un mondo che ne offre poco, a chi non perde mai le speranze, nonostante tutto.

Commenti

  1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  2. Ciao!
    Non penso questo libro faccia per me....non sono un amante dei ritmi lenti, tranne in alcuni momenti della mia vita.
    Penso però che andrò a cercare Il corpo odiato e forse troverò un nuovo libro da aggiungere alla lista dei desideri :)

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    1. Ma ciao!! ^_^
      A me "Il corpo odiato" era piaciuto tanto..
      Insomma, non è certo un libro allegro (e non potrebbe neanche esserlo, visto l'argomento che tratta)..però la scrittura ferma di Lecca lì ci stava veramente bene. Te lo consiglio!!

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    2. Lo metto in lista allora ;)

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  3. (Ogni tanto una bella favola ci sta proprio bene anche per me)
    Che bella la foto :)

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  4. Grazie Pia!! :)
    Le favole sono sempre ben accette... :)))

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